GUIDA ALLA PROGRAMMAZIONE PER  BODYBUILDING E POWERLIFTING

Di Eric Helms, Andy Morgan e Andrea Valdez

Aggiornato al 28 Aprile 2026

Questo è un capitolo di esempio tratto dalla terza edizione della Piramide dell’Allenamento


Collega i punti principali di ogni capitolo e rappresenta una guida passo dopo passo alla costruzione di un programma di allenamento per il bodybuilding o il powerlifting basato sulle evidenze scientifiche e sulla nostra esperienza.


Ti accompagneremo attraverso ogni livello della Piramide dell’Allenamento, evidenziando i punti principali e le decisioni successive che dovrai prendere per costruire il tuo programma.


CONTENUTI:
(Clicca per andare alla sezione corrispondente)


  1. Fase 1: Aderenza
  2. Fase 2: Volume, intensità e frequenza
  3. Fase 3: Progressione
  4. Fase 4: Selezione degli esercizi
  5. Step 5 e 6: Tempi di recupero e cadenza
  6. Riscaldamento
  7. Atleti ibridi


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FASE 1: ADERENZA


Pianifica la tua frequenza di allenamento tenendo conto dell’aderenza.


Il punto chiave del Livello 1 è stabilire quanti giorni alla settimana allenarti. Scegli un numero realistico di giorni che non metta sotto stress la tua vita o i tuoi impegni. Questo valore può variare da due o più giorni a settimana.


Valuta se si adattano meglio a te sessioni meno frequenti, ma più lunghe, oppure più frequenti, ma più brevi. La tua esperienza di allenamento interagisce con questa scelta, poiché oltre un certo punto diventa difficile per la maggior parte delle persone progredire, pur restando possibile mantenere i risultati, senza allenarsi almeno tre volte a settimana. Per gli atleti avanzati, una programmazione su due giorni è raramente pratica, poiché i carichi e i volumi richiesti renderebbero ogni allenamento una maratona estremamente impegnativa.


Una volta definita la tua struttura settimanale, puoi scegliere tra diverse configurazioni possibili, comunemente chiamate “split”.


SPLIT DI FREQUENZA PER IL POWERLIFTING


La Matrice della frequenza per la forza per la scelta delle split mostra esempi di split per il lavoro di forza orientato al powerlifting. Ricorda: qualsiasi esercizio che allena gli stessi gruppi muscolari di un’alzata principale, ma non è l’alzata principale stessa, contribuisce con 0,5 alla frequenza settimanale di quell’alzata. Per esempio, una sessione di squat contribuisce anche per 0,5 alla frequenza settimanale dello stacco da terra, e viceversa.


Come forse ricordai, idealmente ogni alzata dovrebbe essere allenata con una frequenza di almeno due volte a settimana. Tuttavia, se puoi allenarti solo due volte a settimana, nel caso di un programma di powerlifting questo richiederebbe due sessioni in cui eseguire tutte e tre le alzate principali, cosa che potrebbe non essere fattibile per tutti. Per questo motivo, forniamo anche esempi con frequenze settimanali comprese tra 1,5 e 2 volte.


A livello aneddotico, la maggior parte dei powerlifter trova che lo squat provoca meno indolenzimento e disagio il giorno successivo rispetto allo stacco da terra; per questo motivo, i nostri esempi tendono a privilegiare una frequenza più alta per lo squat. Se per te vale il contrario, sentiti libero/a di invertire questa enfasi.


Individua i tuoi giorni disponibili per l’allenamento nella colonna di sinistra. Le righe a destra mostrano le diverse opzioni di split, con le frequenze settimanali delle alzate principali (senza considerare gli esercizi secondari) indicate nella parte superiore. Ricorda: un esercizio secondario che coinvolge gli stessi gruppi muscolari aggiunge 0,5 alla frequenza settimanale dell’alzata principale corrispondente.

MATRICE DELLA FREQUENZA PER LA FORZA PER LA SCELTA DELLE SPLIT

SPLIT DI FREQUENZA PER IL BODYBULDING


Per l’allenamento orientato all’ipertrofia hai molta più flessibilità nella scelta della split. Ricorda che, a differenza della forza, la frequenza di allenamento dei gruppi muscolari ha un impatto molto ridotto sui risultati. Per questo motivo, la matrice mostra un elenco non esaustivo di approcci che puoi utilizzare. L’obiettivo principale quando costruisci la tua split è evitare che le sessioni diventino logisticamente poco pratiche, eccessivamente faticose, demotivanti o che superino indicativamente le
11 serie per gruppo muscolare per sessione.


Quando vedrai i programmi di esempio, noterai che abbiamo utilizzato una struttura diversa rispetto alla maggior parte delle configurazioni tradizionali del bodybuilding. In particolare, noi alterniamo principalmente:


  • Petto e dorso con quadricipiti e polpacci
  • Braccia e deltoidi medi/posteriori con glutei e femorali


Nelle edizioni precedenti delle Piramidi, avevamo proposto programmi di esempio più tradizionali, come Parte alta/Parte Bassa, Full Body e split per gruppi muscolari. Questi approcci sono oggi così diffusi che riteniamo non avrai difficoltà ad applicare le linee guida di questo libro anche a queste tipologie di split. Per questo motivo, abbiamo scelto di offrirti ulteriori esempi di come distribuire il volume settimanale; l’assenza di questi modelli nel file dei programmi di esempio non implica che siano inferiori.


Inoltre, la matrice della frequenza ti aiuterà a comprendere tutte le opzioni disponibili per trovare il miglior equilibrio tra stimolo e recupero. Nella nostra esperienza, soprattutto quando si cerca di applicare approcci ad alto volume, molte configurazioni tradizionali, come le split per gruppi muscolari o gambe/spinta/tirata, non sono ideali per ottimizzare questo equilibrio.  Man mano che avanzi, diventa quindi importante adottare soluzioni più flessibili e creative.


La Matrice della frequenza per l'ipertrofia per la scelta delle split ti aiuterà a esplorare sia opzioni tradizionali che non tradizionali. Inizia individuando il numero di giorni in cui puoi allenarti nella colonna di sinistra, poi esamina le possibili split nella colonna di destra. Nella riga superiore è indicata la frequenza settimanale di allenamento per ciascun gruppo muscolare, inclusa la frequenza frazionata derivante dal lavoro indiretto. Se non ti è chiaro a cosa si riferiscano i diversi tipi di sessione, consulta le descrizioni riportate sotto la matrice.


Anche quando utilizzi split classiche da bodybuilding, in cui alleni ogni gruppo muscolare una sola volta a settimana, il lavoro indiretto che genera serie frazionate, ad esempio la panca piana che coinvolge indirettamente i tricipiti aggiungendo 0,5 alla loro frequenza settimanale, fa sì che poche split forniscano realmente una frequenza settimanale pari a una sola volta per gruppo muscolare.

MATRICE DELLA FREQUENZA PER L'IPERTROFIA PER LA SCELTA DELLE SPLIT

DESCRIZIONE DEI TIPI DI SESSIONE PER LA MATRICE DELLA FREQUENZA PER L'IPERTROFIA


Sessioni per gruppi muscolari


Alleni uno o due gruppi muscolari (ad esempio petto; petto e tricipiti; dorso; dorso e bicipiti; quadricipiti e polpacci; spalle, ecc.), consentendo un volume elevato per gruppo muscolare per sessione senza rendere gli allenamenti eccessivamente lunghi. Queste sessioni richiedono tempi di recupero più lunghi per i muscoli allenati, determinando quindi una frequenza settimanale più bassa. Sono più adatte a volumi settimanali bassi o moderati (~4–12 serie). Risultano meno efficaci per volumi settimanali elevati, a meno che non vengano combinate con altri tipi di sessione (ad esempio una split upper/lower su 4 giorni più 1–2 sessioni per gruppi muscolari a scopo di specializzazione).


Sessioni upper push o pull


Utilizzate nella popolare split “gambe/push/pull”, allenano tutti i muscoli di spinta della parte superiore del corpo (petto, tricipiti, deltoidi anteriori) oppure quelli di tirata (dorso, bicipiti, deltoidi posteriori). Scegli un giorno per allenare i deltoidi medi. Questa struttura consente un volume piuttosto elevato senza sessioni eccessivamente lunghe. È adatta a volumi settimanali bassi o moderati se eseguita una volta a settimana, ma può supportare anche volumi moderati o elevati (~12–24 serie) se eseguita più volte a settimana (ad esempio con una split gambe/push/pull ripetuta su 6 giorni) o combinata con altri tipi di sessione (full body, upper, lower, full push, full pull).


Sessioni upper o lower


Alleni l’intera parte superiore o inferiore del corpo in un’unica sessione. Permette un volume moderato per gruppo muscolare senza rendere gli allenamenti troppo lunghi. Funziona bene per volumi bassi o moderati se eseguita una volta a settimana, e per volumi moderati o medio-alti (~12–18 serie) se eseguita due volte a settimana (ad esempio una split upper/lower su 4 giorni). Volumi più elevati sono possibili alternando su 6 giorni a settimana o combinando con altri tipi di sessione (full body, full push o full pull). Nota: le sessioni per la parte inferiore del corpo sono particolarmente impegnative a causa dei carichi e del numero di gruppi muscolari coinvolti. Approcci non tradizionali possono essere più adatti per chi punta a volumi molto elevati per la parte inferiore del corpo.


Sessioni full body


Alleni tutto il corpo, almeno in parte, in ogni sessione. Un approccio full body “rigido”, in cui alleni tutti i gruppi muscolari in ogni allenamento, limita il volume per gruppo muscolare per sessione, a meno che le sessioni non diventino molto lunghe. Funziona bene per volumi settimanali bassi o moderati se utilizzato 2–3 volte a settimana, e può supportare volumi moderati o medio-alti (~12–18 serie) se utilizzato 3 o più volte a settimana o combinato con altri tipi di sessione. Volumi più elevati sono possibili con 5 o più sessioni settimanali, a patto di programmare con attenzione.


Poiché il volume per gruppo muscolare per sessione è relativamente basso, è possibile allenare gli stessi gruppi muscolari anche in giorni consecutivi senza compromettere il recupero, a condizione di gestire correttamente RIR, lunghezza muscolare ed esercizi per evitare sovrapposizioni eccessive e affaticamento.


Sessioni full push o pull


Combinano una sessione upper push o pull con lavoro per la parte inferiore del corpo: i giorni push includono quadricipiti e polpacci; i giorni pull includono glutei e femorali. Come l’approccio non tradizionale dei programmi di esempio, questa è un’interpretazione non rigida del concetto di full body. Non dovendo eseguire un’intera sessione per le gambe, queste sedute consentono un volume settimanale più elevato per gruppo muscolare senza che una singola sessione diventi troppo lunga o eccessivamente impegnativa dal punto di vista fisiologico o psicologico. Alternare queste sessioni è una valida alternativa ai programmi di esempio per chi desidera allenarsi in giorni consecutivi, soprattutto se noti che l’allenamento delle braccia del giorno precedente influisce negativamente sulla performance per petto o dorso, o viceversa. Supportano un ampio range di volumi settimanali:


  • Bassi, se eseguite due volte a settimana con sessioni brevi
  • Moderatamente bassi fino a moderatamente alti, se eseguite 3–4 volte a settimana
  • Molto elevati, se alternate 5 o più volte a settimana con sessioni di durata moderata


NOTE CHIAVE SULLA PROGRAMMAZIONE


A parità di volume settimanale totale, la split che scegli determina quanto lavoro riceve ogni gruppo muscolare per sessione e, di conseguenza, la durata dell’allenamento.


  • Sei giorni full body → meno esercizi per gruppo muscolare, meno serie per esercizio, sessioni più brevi
  • Due giorni full body → più esercizi per gruppo muscolare, più serie per esercizio, sessioni più lunghe


Nei programmi di esempio per l’ipertrofia, volumi settimanali più elevati sono associati a frequenze più alte, e viceversa.

Nell’allenamento della forza, la matrice delle frequenze è organizzata in base a quanto spesso alleni:


  • La panca piana
  • Squat e stacco da terra combinati, a causa della sovrapposizione in termini di stimolo e stress


Frequenze molto alte o molto basse possono essere problematiche. Sessioni eccessivamente dense possono portare a un calo della performance, mentre frequenze elevate possono aumentare lo stress su articolazioni e tessuti connettivi, indipendentemente dal volume totale.


Per circa il 90% degli atleti, allenarsi 3–5 giorni a settimana con una frequenza per muscolo o movimento di 2–4 volte a settimana rappresenta generalmente il miglior equilibrio tra stimolo e recupero.


Per ora, segna a matita la split che hai scelto: nel secondo step analizzeremo ulteriori fattori che potrebbero influenzare questa decisione.


FASE 2: VOLUME, INTENSITÁ, FREQUENZA


Imposta volume, intensità e frequenza appropriati per i tuoi allenamenti.



Come promemoria, queste sono le linee guida generali di partenza adatte alla maggior parte delle persone:

VOLUME - INTENSITÁ - FREQUENZA

RIEPILOGO DELLE RACCOMANDAZIONI INIZIALI

1 Come serie frazionarie. Ipertrofia: le serie vanno contate come serie intere per i muscoli principali e come mezze serie per quelli secondari. Forza: le serie delle alzate testate vanno contate come serie intere, mentre le altre alzate che allenano i muscoli primari o secondari vanno contate come mezze serie.

2 Volume più basso per ottenere risultati misurabili in 2-3 mesi. Per l’ipertrofia negli atleti allenati, richiede RIR basse (vicino o al cedimento). Per la forza negli atleti allenati, richiede un’elevata specificità (carico elevato e su un’alzata specifico). Da utilizzare se non è possibile allenarsi in modo ideale. Produce progressi nei principianti-intermedi e mantenimento negli intermedi-avanzati.

3 Soglia di volume in cui i rendimenti decrescenti raggiungono uno stallo

4 Intervallo appropriato per un allenamento a lungo termine nel mondo reale. Le differenze individuali e le circostanze determinano dove collocarsi all’interno di questi intervalli. Volumi più elevati, più vicini alla dose efficace massima, sono consigliati solo agli atleti avanzati tramite cicli di specializzazione. I miglioramenti di forza a lungo termine richiedono ipertrofia; pertanto, si raccomanda un certo volume per l’ipertrofia nell’intervallo di alta efficienza.

5 I carichi elevati sono efficaci per l’ipertrofia anche con RIR alte, ma le ripetizioni per serie devono essere ≥4. La sottostima delle RIR è più probabile con i carichi bassi.

6 Per l’ipertrofia, un volume elevato si distribuisce meglio con una frequenza elevata; per la forza, l’aumento della frequenza offre benefici migliorando la pratica delle abilità e la qualità del movimento.

COME DETERMINARE IL VOLUME


Hai già annotato la tua frequenza nello Step 1. Ora è il momento di scegliere un volume appropriato.


Ricorda che “ottimale” dipende dal tuo contesto e dai tuoi obiettivi:


  • Per l’ipertrofia con poco tempo a disposizione, “ottimale” può significare il volume minimo che consente comunque di ottenere buoni risultati.
  • Per un bodybuilder competitivo, “ottimale” può significare il massimo volume sostenibile per ottenere il più alto tasso possibile di crescita muscolare.
  • Anche la tua storia di allenamento è rilevante. Se hai un diario di allenamento dettagliato che mostra i tuoi ritmi di progresso a diversi volumi, utilizzalo per orientare la tua scelta. In caso contrario, inizia a monitorare ora e apporta eventuali modifiche nei cicli successivi. Per il momento, nel prendere la decisione, considera la tua disponibilità di tempo e la tua interpretazione di “ottimale”.

LIVELLI DI VOLUME PER L'IPERTROFIA IN BASE A IMPEGNO DI TEMPO, STIMOLO MEDIO PER SERIE E STIMOLO TOTALE

COME DETERMINARE LA FREQUENZA


Più alto è il tuo volume settimanale, più ha senso distribuirlo su un numero maggiore di sessioni. Questo:


  • Previene sessioni eccessivamente lunghe e faticose.
  • Mantiene alta la qualità della sessione.
  • Aumenta la pratica tecnica, se l’obiettivo è la forza.


Come promemoria dal Livello 2, le nostre raccomandazioni sulla frequenza per alzata o per gruppo muscolare sono strettamente legate al volume settimanale, al volume per sessione e al numero di sessioni settimanali eseguite.

RACCOMANDAZIONI SULLA FREQUENZA

FREQUENZA CONSIGLIATA IN BASE AL VOLUME

Se il volume non si adatta bene alla split scelta nello Step 1, puoi:


  • Modificare il volume totale.
  • Modificare la scelta della split.


ESEMPIO DI DISTRIBUZIONE DEL VOLUME PER L'IPERTROFIA


Una volta scelti livello di volume e frequenza, se il tuo obiettivo è l’ipertrofia distribuirai il volume di ciascun gruppo muscolare lungo la settimana. Anche in questo caso, per ora limitati a definirlo in modo provvisorio, per farti un’idea di come sta prendendo forma la tua settimana.


Per esempio, immaginiamo che tu stia eseguendo 13–15 serie per gruppo muscolare con una frequenza di due volte a settimana su 4 giorni, utilizzando una split “Lower, Upper Push, Upper Pull, Full Body”. Distribuendo il lavoro, probabilmente eseguiresti 4–6 serie per gruppo muscolare nel giorno full body, lasciando 9–11 serie per gruppo muscolare per i giorni gambe, push e pull.


  • Obiettivo: 13–15 serie per gruppo muscolare a settimana.
  • Split: Lower / Upper Push / Upper Pull / Full Body.
  • Giorno full body: 4–6 serie per gruppo muscolare.
  • Altri giorni: 9–11 serie distribuite sui muscoli target.


CONSIDERAZIONI PER LA FORZA


Se il tuo obiettivo è la forza, adotterai lo stesso approccio di chi ha un obiettivo di ipertrofia per il lavoro secondario, ma avrai anche la complessità aggiuntiva di determinare la frequenza delle alzate principali. Il volume totale per le alzate principali sarà più basso rispetto al lavoro secondario, e vorrai mantenere una frequenza relativamente alta per facilitare miglioramenti più rapidi attraverso una pratica frequente delle alzate principali. Dovrai quindi ragionare su come distribuire il lavoro sulle alzate principali per garantire il recupero dal lavoro secondario, così che l’indolenzimento muscolare non ostacoli la forza.


Qualunque sia il modo in cui distribuisci il volume in base alla frequenza scelta, assicurati di non inserire molto lavoro secondario per la parte inferiore del corpo prima dell’allenamento principale di squat o stacco da terra, né molto lavoro secondario di spinta per la parte superiore del corpo prima dell’allenamento principale di panca piana. Applica gli stessi principi anche ad altre alzate principali, se non utilizzi le alzate principali del powerlifting.


  • Lavoro secondario: stesso approccio a volume e frequenza dell’ipertrofia.
  • Alzate principali: volume totale più basso, ma frequenza più alta per migliorare la tecnica.
  • Evita le interferenze: non programmare lavoro secondario pesante per lo stesso gruppo muscolare il giorno prima dell’allenamento dell’alzata principale, ad esempio evita molto lavoro per i quadricipiti prima dello squat o molto lavoro di spinta prima della panca.


COME DETERMINARE L'INTENSITÁ


Una volta impostati frequenza e volume, l’ultimo passaggio dello Step 2 è assegnare carico e RPE/RIR.


La tabella sotto mostra range di ripetizioni e valori di RPE/RIR appropriati per l’ipertrofia, incluso il lavoro di ipertrofia per obiettivi di forza, in base all’esercizio e all’organizzazione del microciclo. Nota che il grafico fornisce un livello di specificità leggermente maggiore rispetto alla tabella principale su volume, intensità e frequenza, poiché considera anche la selezione degli esercizi. Infatti, anche se 0 RIR possono essere appropriate per l’allenamento a basse ripetizioni e carichi elevati per l’ipertrofia, non è ideale per la maggior parte degli esercizi multiarticolari con pesi liberi per la parte inferiore del corpo e degli esercizi di spinta per la parte superiore del corpo, per ragioni di sicurezza, né per alcuni esercizi multiarticolari alla macchina per la parte inferiore del corpo, per la gestione della fatica.


Allo stesso modo, anche se il range di 4–6 ripetizioni può essere utilizzato per l’ipertrofia, il profilo di resistenza di alcuni esercizi, come la maggior parte degli esercizi per il dorso e molti esercizi di isolamento, rende difficile mantenere una buona tecnica; inoltre, per chi è predisposto a fastidi articolari o ha infortuni pregressi, potrebbe essere preferibile riservarlo agli esercizi multiarticolari.

COMBINAZIONI DI RANGE DI RIPETIZIONI E RPE/RIR PER L’IPERTROFIA IN BASE AL TIPO DI ESERCIZIO

Per l’ipertrofia, e per il lavoro secondario orientato alla forza, maggiore è la fatica generata dal movimento, maggiore è la richiesta tecnica e più elevato è il rischio dal punto di vista della sicurezza. Di conseguenza, ha più senso allenarsi più lontano dal cedimento e utilizzare carichi più elevati, così da garantire che la serie mantenga pienamente il suo stimolo. Questo evita che la fatica si accumuli e comprometta il resto della sessione, può ridurre il rischio di infortunio e assicura che il volume svolto sia realmente efficace, poiché, come discusso nei capitoli precedenti, è più difficile stimare accuratamente l’RPE nei movimenti ad alte ripetizioni e molto affaticanti. Gli esercizi multiarticolari rappresentano generalmente il mezzo migliore per gestire la parte del volume a basse ripetizioni e più lontana dal cedimento, quindi con carichi più elevati. Al contrario, gli esercizi di isolamento e le macchine sono più adatti per la parte del volume a ripetizioni più alte e carichi inferiori.


Per le alzate principali allenate con l’obiettivo della forza, ricorda che il carico è il principale motore dell’adattamento. Di conseguenza, le combinazioni di serie, ripetizioni, carico e RPE/RIR dipendono fortemente dall’obiettivo specifico della sessione e dalla fase di allenamento in cui ti trovi. Questo significa che non esiste una “formula pronta”: potresti, ad esempio, eseguire una singola a RPE 5 o 5 RIR a 16 settimane da una gara per mantenere la tecnica generando una fatica minima, oppure fare lo stesso a pochi giorni dalla gara durante il taper per mantenere livelli elevati di forza mentre riduci la fatica. In definitiva, le combinazioni di ripetizioni e RPE/RIR per le alzate principali saranno determinate dal principio di specificità e dalla vicinanza al momento in cui vuoi esprimere il picco di forza, con il carico a determinare l’RPE/RIR. Per esempi concreti di come queste variabili possano essere modulate nel tempo, consulta i programmi di forza di esempio, dove si passa da fasi orientate al volume a fasi orientate al carico fino al picco.


Integrando queste informazioni con lo Step 3, inizierai a vedere con chiarezza come prende forma il tuo programma.


FASE 3: PROGRESSIONE


Scegli la tua strategia di progressione.


A questo punto, il tuo programma inizia a prendere la sua forma definitiva. Ora devi stabilire come distribuire serie e ripetizioni tra settimane e fasi. L’approccio dipende dal tuo obiettivo: ipertrofia o forza.


COME APPLICARE LA VARIAZIONE DELLE RIPETIZIONI

E LE FASI DI SPECIALIZZAZIONE


Per l’ipertrofia, come ricorderai dal Livello 3, hai semplicemente bisogno di variare i range di ripetizioni, di un piano per gestire volumi potenzialmente molto elevati se sei avanzato e stai cercando di compensare il naturale rallentamento del tasso di crescita muscolare, e di un sistema che garantisca una progressione adeguata per tenere il passo con i tuoi adattamenti, mantenendo l’efficacia di ogni serie.


Primo step → Decidi come integrare la variazione dei range di ripetizioni. Questa variazione può essere applicata:


  • All’interno della stessa sessione (ad esempio un esercizio nel range 6–8, un altro nel range 12–15).
  • Tra sessioni diverse (ad esempio giorno pesante / giorno leggero).
  • Tra settimane (ad esempio alternando i target di ripetizioni all’interno di un blocco).
  • Tra blocchi di allenamento (ad esempio dedicando alcune settimane a range moderati prima di passare a range più alti o più bassi).

STRUTTURE DI ALLENAMENTO PER L’IPERTROFIA PER OTTENERE UNA VARIAZIONE DELLE RIPETIZIONI

Inoltre, se fai perte degli atleti avanzati, puoi decidere di includere cicli di specializzazione per gestire volumi più elevati, specifici per singoli gruppi muscolari, organizzati in fasi, così da favorire ulteriori progressi nell’ipertrofia nel lungo termine, man mano che il tuo tasso di miglioramento rallenta.

MESOCICLI DELLE FASI DI SPECIALIZZAZIONE PER GRUPPI MUSCOLARI

COME APPLICARE LA DOPPIA PROGRESSIONE AUTOREGOLATA

E GLI APPROCCI A FASI


Una volta definito il tuo piano a medio termine per la variazione dei range di ripetizioni, ed eventualmente quello a lungo termine per le fasi di specializzazione dei gruppi muscolari, se sei avanzato, ciò che resta è ricordare come applicare la doppia progressione autoregolata. Questo metodo verrà utilizzato per tutti gli esercizi, come puoi vedere nella tabella Esempio di

doppia progressione autoregolata per un atleta intermedio riportata qui sotto.


Per una spiegazione più completa, fai riferimento al Livello 3 Progressione sulla Piramide dell'Allenamento.

ESEMPIO: DOPPIA PROGRESSIONE AUTOREGOLATA PER UN ATLETA INTERMEDIO

Per un programma di forza, ci sono alcuni aspetti in più da gestire, poiché non devi solo sfruttare la specificità mentre gestisci la fatica per raggiungere un picco di forza nel breve termine, ma anche favorire l’ipertrofia nel lungo termine per massimizzare il tuo potenziale di forza.


Per questo motivo, raccomandiamo un approccio a fasi, alternando fasi di volume e fasi di carico, e inserendo fasi di picco quando necessario, in preparazione a un test o a una gara. Per le alzate secondarie utilizzerai la doppia progressione autoregolata proprio come faresti nell’allenamento orientato all’ipertrofia. Tuttavia, range di ripetizioni, RIR/RPE, volume e frequenza delle alzate principali dipenderanno dalla fase. Le tabelle riassuntive delineano le linee guida per strutturare ogni fase del tuo programma di forza.

TABELLA RIASSUNTIVA: LA FASE DI VOLUME

TABELLA RIASSUNTIVA: LA FASE DI CARICO

TABELLA RIASSUNTIVA: LA FASE DI PICCO

QUANDO I PROGRESSI SI BLOCCANO


Infine, devi considerare cosa fare quando i progressi si bloccano. Ricorda che il primo passo è capire se sei davvero in stallo, e questo parte dall’avere aspettative realistiche sulla progressione in base al tuo livello di allenamento, come mostrato nella tabella seguente.

DEFINIZIONE DEL LIVELLO DI ALLENAMENTO E STIME MEDIE DEI TASSI DI PROGRESSO

Con questa consapevolezza, puoi quindi utilizzare il diagramma di flusso sugli stalli per valutare le potenziali cause degli stalli che incontri e i possibili interventi correttivi. Infine, ricorda l’utilità degli scarichi reattivi basati sulle autovalutazioni settimanali riportate sotto il diagramma di flusso: a quel punto avrai tutti gli strumenti necessari per mantenere il programma nella giusta direzione.

DIAGRAMMA DI FLUSSO PER VALUTARE E GESTIRE GLI STALLI

TABELLA DI AUTOVALUTAZIONE PER LO SCARICO REATTIVO


FASE 4. SELEZIONE DEGLI ESERCIZI


Ora che sai cosa farai nel lungo, medio e breve termine, è il momento di abbinare gli esercizi ai RIR/RPE, ai range di ripetizioni e alle serie che hai pianificato. Come promemoria, i principi della selezione degli esercizi sono riassunti nella tabella seguente.

RIEPILOGO DELLE RACCOMANDAZIONI PER LA SELEZIONe degli esercizi

Per la selezione degli esercizi per l’ipertrofia e per il lavoro secondario orientato alla forza, inserisci gli esercizi in modo da soddisfare i tuoi target di volume settimanale per gruppo muscolare. Ricorda il metodo di conteggio delle serie frazionarie:


  • Per l’ipertrofia, le serie contano come 1 per i gruppi muscolari principali e 0,5 per quelli secondari.
  • Per la forza, le serie dell’alzata principale contano come 1 per quell’alzata, mentre tutti gli altri esercizi che coinvolgono gli stessi muscoli contano come 0,5.


Ricorda che si tratta di uno strumento di monitoraggio, non di una rappresentazione letterale dello stimolo. Alcuni esercizi saranno più o meno efficaci per sviluppare determinati muscoli o avranno un trasferimento maggiore o minore su una specifica alzata. L’elenco seguente ti aiuterà a scegliere gli esercizi e a monitorare il volume.

ipertrofia: esercizi e gruppi muscolari allenati


FASI 5 E 6: TEMPI DI RECUPERO E CADENZA


A questo punto resta poco da definire. Assicurati che i tempi di recupero siano adeguati agli obiettivi di ciascun esercizio e che la cadenza sia coerente con l’effetto allenante desiderato. Valuta se puoi inserire superset antagonisti, superset periferici, drop set o tecniche rest-pause per ottimizzare i tempi. Utilizzale solo con combinazioni di esercizi appropriate e se il tuo livello di fitness cardiorespiratorio lo consente.


Congratulazioni, hai costruito un programma completamente personalizzato in linea con la Piramide!


RISCALDAMENTO


Gli obiettivi del riscaldamento sono prepararti all’allenamento che seguirà, potenzialmente migliorare la performance e, auspicabilmente, ridurre il rischio di infortunio. Uno dei principali meccanismi attraverso cui il riscaldamento raggiunge questi effetti è l’aumento della temperatura corporea, che comporta effetti fisiologici benefici, tra cui un aumento del flusso sanguigno ai muscoli e della disponibilità di ossigeno, oltre a un incremento della velocità e della sensibilità del sistema neuromuscolare [1].


LO STRETCHING HA UN RUOLO?


Sebbene lo stretching per migliorare la flessibilità sia tradizionalmente eseguito come parte del riscaldamento [1], lo stretching statico portato al punto da aumentare acutamente la flessibilità prima dell’allenamento può ridurre la forza e la potenza [2]. Questo ha senso, se ci pensi: rendere più “compliance” l’unità muscolo-tendinea e forzarla a “rilassarsi” affinché si allunghi entra intuitivamente in conflitto con l’obiettivo di farla contrarre con forza. Alcuni hanno sostenuto che questo calo prestativo a breve termine possa valere la pena se lo stretching riducesse il rischio di infortunio, ma mentre i riscaldamenti in generale, inclusi quelli che prevedono qualsiasi tipo di stretching, riducono il rischio di infortunio [3], una meta-analisi del 2025 su 15 studi con oltre 9.000 partecipanti non ha riscontrato alcun effetto indipendente dello stretching da solo [4].


D’altra parte, i riscaldamenti con stretching “dinamico”, ovvero esercizi attivi a corpo libero, possono effettivamente aumentare leggermente la performance muscolare [2]. Tuttavia, lo stretching statico può essere utile nei casi in cui si desideri un miglioramento mirato della flessibilità per una specifica articolazione prima dell’allenamento, difficile da ottenere con un riscaldamento dinamico. Per esempio, se polpacci rigidi impediscono uno squat a ROM completo senza sollevarsi sulle punte o causano un precoce “butt wink”, lo stretching statico dei polpacci ha una chiara applicazione.


Fortunatamente, i dati indicano anche che combinare stretching statico e dinamico nelle routine di riscaldamento, purché lo stretching dinamico venga eseguito per ultimo, migliora la performance [2]. Questo approccio è particolarmente utile per atleti con elevate richieste di mobilità, come i sollevatori olimpici, per i quali una maggiore profondità nello snatch o nel clean & jerk consente di sollevare carichi più elevati, o i powerlifter che necessitano di un ROM maggiore per ottenere una posizione del bilanciere senza dolore, ad esempio pettorali o spalle rigidi nello squat low-bar, o tricipiti/avambracci rigidi nel front squat con presa clean. In ciascuno di questi casi, lo stretching statico e/o dinamico prima dell’allenamento può essere appropriato. Finché lo stretching si conclude con un approccio dinamico, non ci saranno effetti negativi e probabilmente si otterrà un piccolo beneficio.


In pratica:


  • Se hai bisogno di flessibilità in un muscolo che non stai allenando (ad esempio pettorali e deltoidi durante gli squat low-bar), puoi fare stretching statico liberamente, poiché la riduzione della sua forza contrattile non avrà importanza.
  • Se hai bisogno di flessibilità in un muscolo che stai allenando:
  • Se la richiesta di ROM è minima, uno stretching statico breve (<60 s), non portato fino al fastidio, va bene, ma non aumenterà la flessibilità in modo significativo.
  • Per esigenze maggiori, fai seguire allo stretching statico lo stretching dinamico, oppure utilizza un riscaldamento esteso e specifico per l’alzata, aumentando gradualmente il ROM a ogni ripetizione.
  • Anche il foam rolling per ~60 s con pressione moderata può aumentare il ROM e, come lo stretching dinamico, può migliorare leggermente la performance [5].

Pertanto, puoi eseguire stretching statico, stretching dinamico o foam rolling durante un riscaldamento, purché questo non si concluda con stretching statico di lunga durata, per ottenere effetti benefici sulla performance e ridurre leggermente il rischio di infortunio. In definitiva, tuttavia, lo stretching, di qualsiasi tipo, è necessario solo se hai specifiche richieste di mobilità che il sollevamento di per sé non risolve.


IL SOLLEVAMENTO COME STRETCHING


Il sollevamento di per sé migliora il ROM. Il sollevamento a ROM completo è essenzialmente stretching dinamico sotto carico. Una meta-analisi del 2023 su 55 studi che includevano 2.756 partecipanti non ha riscontrato differenze significative nei miglioramenti del ROM tra allenamento con sovraccarichi e stretching [6]. Paradossalmente, o forse ovviamente, nella maggior parte dei casi sollevare attraverso un ROM completo è tutto ciò che serve per mantenerlo o svilupparlo. La chiave è eseguire serie di riscaldamento con carichi progressivamente crescenti fino a raggiungere il ROM desiderato, invece di passare direttamente a serie pesanti prima che la mobilità sia sufficiente, cosa che può portare a compensazioni in altre articolazioni.


Esistono tuttavia situazioni in cui il sollevamento non è ideale per migliorare il ROM. In alcune alzate, specialmente per chi ha una mobilità limitata, eseguire il movimento, anche con carichi leggeri, può essere impossibile. Questo è comune nelle varianti del sollevamento pesi come clean, snatch, overhead squat, front squat con presa clean o squat jerk, in cui il bilanciere non può essere mantenuto sopra il centro di massa senza una mobilità adeguata. Anche se un atleta riesce a muovere il carico fuori posizione, farlo è controproducente, perché consolida una tecnica scorretta in queste alzate fortemente dipendenti dall’abilità tecnica. In questi casi, prima delle serie di riscaldamento possono essere necessari stretching statico, stretching dinamico, riscaldamenti dinamici con bastone, foam rolling o una combinazione di queste strategie.


Infine, in gara, ad esempio nelle competizioni di sollevamento pesi o powerlifting, foam rolling, stretching statico e alcuni tipi di stretching dinamico possono essere preferibili al sollevamento come metodo per migliorare il ROM. Questo può ridurre il numero di serie di riscaldamento necessarie, aiutando a preservare la forza massimale e a minimizzare la fatica.


OTTIMIZZARE IL RISCALDAMENTO PER LA PERFORMANCE


Ancora una volta, il principale meccanismo attraverso cui il riscaldamento migliora la performance, e potenzialmente riduce il rischio di infortunio, è rappresentato da cambiamenti fisiologici direttamente e indirettamente legati all’aumento della temperatura corporea, sia della temperatura interna sia della temperatura specifica dei tessuti. Tradizionalmente, questo ha significato eseguire un riscaldamento generale, ad esempio jogging leggero o cyclette, seguito da un riscaldamento specifico per lo sport, ad esempio stretching dinamico e serie di riscaldamento. In realtà, questa sequenza è necessaria solo se è ciò che serve per riscaldarsi.


È stato mostrato che lo stretching dinamico da solo migliora in modo costante la performance quando dura ~7–10 minuti [2], probabilmente perché è sufficiente ad aumentare la temperatura. Se ti riscaldi lentamente o ti alleni in un ambiente freddo, aggiungere prima 5–10 minuti di attività aerobica a bassa intensità può essere utile.


Un riscaldamento dinamico consiste in esercizi attivi a corpo libero che muovono le articolazioni attraverso il loro range, aumentando gradualmente ROM e forza. Se salti il riscaldamento aerobico generale, assicurati che il tuo riscaldamento dinamico coinvolga tutto il corpo e duri 7–10 minuti.


Per gli atleti di forza e bodybuilding, la parte “specifica per lo sport” del riscaldamento è rappresentata dalle serie di riscaldamento. Esegui più serie di riscaldamento sui primi esercizi per ciascun gruppo muscolare. Poi, spesso, una sola serie di riscaldamento è tutto ciò che serve per gli esercizi successivi con pesi liberi per quel muscolo, per familiarizzare con il movimento, mentre sulle macchine potresti non aver bisogno di ulteriori serie di riscaldamento. Anche in questo caso, il tuo riscaldamento potrebbe teoricamente consistere solo in queste serie di riscaldamento specifiche per lo sport, senza un riscaldamento generale o dinamico. Tuttavia, questo dipende dalla persona, dall’orario in cui si allena, dal clima, dall’ambiente della palestra, dalla presenza o assenza di DOMS e dalle preferenze personali. Considera che le sessioni sono generalmente organizzate con esercizi multiarticolari con pesi liberi all’inizio, e anche le serie di riscaldamento prevedono un carico; quindi, le serie di riscaldamento specifiche per lo sport possono riscaldarti più rapidamente dello stretching dinamico. Pertanto, se esegui i tuoi riscaldamenti con intenzionalità, aumentando ROM e velocità concentrica man mano che procedi, spesso sono sufficienti per raggiungere l’obiettivo.


La ricerca supporta i riscaldamenti specifici per il sollevamento, anche se gli effetti sono contrastanti. Alcuni studi non rilevano miglioramenti [7, 8, 9], mentre altri mostrano lievi incrementi della velocità, del lavoro totale o delle ripetizioni a cedimento, con il beneficio più costante osservato dopo 1–2 serie di riscaldamento con un carico moderato, pari al 60–80% del carico di lavoro [10, 11].


Un altro concetto correlato è il potenziamento post-attivazione della performance, o PAPE, che si riferisce al miglioramento acuto della performance nello sprint, nel salto o nell’allenamento con sovraccarichi 5–15 minuti dopo una serie pesante, ad esempio squat per diverse ripetizioni a ≥80% dell’1RM. Una revisione sistematica del 2025 di Botton [12] ha riassunto gli effetti del PAPE sulle successive ripetizioni a cedimento nello squat, nella panca piana e nella leg press. È stato riportato un miglioramento in sei dei nove studi inclusi, con un incremento delle ripetizioni a cedimento di ~1–7 quando veniva osservato un effetto. Tuttavia, nella maggior parte degli studi il miglioramento era solo di ~1–2 ripetizioni.


Analizzando più in generale la performance in compiti atletici dopo il PAPE, Xu e colleghi [13] hanno concluso, nella loro meta-analisi del 2025 su 62 studi con un totale di 1039 partecipanti, che il PAPE può produrre piccoli miglioramenti della performance. Tuttavia, hanno osservato che gli effetti probabilmente si sovrappongono, almeno in parte, a quelli dei riscaldamenti in senso più ampio.


I meccanismi alla base del PAPE sono ancora oggetto di studio, ma il PAPE può migliorare la performance indipendentemente dall’effetto del riscaldamento, migliorando le condizioni neuromuscolari, metaboliche o energetiche del muscolo, oppure la prontezza psicologica, con un conseguente aumento della produzione di forza [13, 14]. I protocolli che migliorano in modo più costante la performance delle serie di back-off nell’allenamento con sovraccarichi consistono in 1–2 serie da 1–3 ripetizioni con circa l’85–90% dell’1RM [12]. La buona notizia è che le singole eseguite nello Strength Progression System soddisfano questi criteri, fornendo probabilmente un leggero beneficio alle serie successive.


Considerando tutto questo contesto, la tabella Linee Guida Riassuntive per il Riscaldamento fornisce un esempio di riscaldamento da eseguire prima dell’allenamento. Sentiti libero di personalizzarlo, poiché l’obiettivo è aumentare la temperatura interna e preparare i muscoli a esprimere forze elevate nel ROM richiesto, rendendo alcune componenti opzionali in base alla tua fisiologia individuale, alle tue preferenze e all’ambiente di allenamento.

LINEE GUIDA RIASSUNTIVE PER IL RISCALDAMENTO


ATLETI IBRIDI


Alcuni atleti competono sia negli sport di forza sia nel bodybuilding, a volte contemporaneamente nella stessa stagione, ma più spesso in fasi separate. Alcuni bodybuilder competono negli sport di forza in offseason per mantenere alta la spinta competitiva, favorire la progressione e avere i limiti di una categoria di peso appropriata per prevenire un eccessivo aumento di grasso. Alcuni atleti di forza competono in gare di bodybuilding dopo un taglio del peso per rientrare in una categoria che richiede loro di essere molto tirati. Inoltre, alcuni atleti apprezzano allo stesso modo entrambi gli sport e competono in entrambi senza un focus primario. Infine, molti non agonisti sono semplicemente interessati a diventare grossi e forti.


"POWERBUILDER" NON AGONISTI


Alcuni sostengono che allenarsi contemporaneamente per la forza e per l’ipertrofia diluisca gli sforzi, producendo un rapporto complessivo stimolo-fatica scadente. Secondo questa visione, ciò rallenterebbe i progressi e, alla fine, limiterebbe il potenziale in entrambi gli ambiti. Anche se questo non è del tutto falso, non rappresenta quasi mai un problema per i non agonisti ed è rilevante solo per chi si sta già avvicinando al proprio massimo potenziale.


I non agonisti interessati a diventare più grossi e più forti, cioè la maggior parte di chi si allena con i pesi, raramente si spingono regolarmente fino ai limiti dell’allenamento da cui riescono a recuperare, né dovrebbero farlo. Quindi, qualsiasi inefficienza teorica rimane teorica. Allo stesso modo, la maggior parte dei non agonisti non arriva mai abbastanza vicino al proprio massimo potenziale perché questa inefficienza teorica diventi il collo di bottiglia dei progressi futuri. Nella maggior parte dei casi, sono la logistica e la vita quotidiana i colli di bottiglia che frenano le persone.


Più spesso, i non agonisti semplicemente non sono interessati a superare questi colli di bottiglia per diventare avanzati. La maggior parte di chi si allena si stabilizza serenamente, per tutta la vita, come intermedio in fase avanzata, e non c’è nulla di sbagliato in questo. Non esistono benefici oggettivi per la salute, la performance sportiva non legata alla forza o la forma fisica generale nel trovarsi all’80% invece che al 99% del proprio massimo potenziale di forza. Allo stesso modo, per chiunque non sia un appassionato di bodybuilding, o si trovi al di fuori della bolla social centrata sul bodybuilding o adiacente a esso, il tuo fisico all’80% del massimo potenziale muscolare, con una percentuale di grasso moderatamente bassa ma sana e sostenibile, risulterà altrettanto impressionante, e probabilmente più attraente, rispetto a un fisico al 99% del massimo potenziale muscolare, tirato all’estremo.


Molti atleti non si pongono nemmeno, fin dall’inizio, l’obiettivo di riempire completamente fino all’orlo il proprio “bicchiere genetico” di forza o ipertrofia. Anche per chi lo fa, le priorità cambiano con l’età e la maturità. Prima che la maggior parte dei non agonisti diventi avanzata, gli obiettivi si spostano verso una maggiore attenzione alla salute, oppure il rapporto costi-benefici di aggiungere 2,5 kg allo squat o 0,5 kg di muscolo dopo un anno di allenamento al massimo delle proprie possibilità non vale più la pena.


Per questi non agonisti che si considerano “powerbuilder”, non è necessario leggere oltre. Segui semplicemente le nostre linee guida per l’allenamento della forza, utilizzando l’estremo superiore dei volumi non specifici e l’estremo inferiore dei volumi per le alzate principali. Il resto di questa sezione è rivolto agli atleti duali, cioè a coloro che amano sia gli sport di forza sia il bodybuilding e vogliono l’approccio più efficace per competere in entrambi.


PER IL BODYBUILDER CHE GAREGGIA NEGLI SPORT DI FORZA


Se sei principalmente un atleta di bodybuilding, ma ti piace competere negli sport di forza durante l’offseason, o magari in una categoria di peso più leggera mentre ti avvicini alla fase di dieta per le tue gare, il tuo approccio di default all’allenamento dovrebbe essere il Sistema di Progressione per l'Ipertrofia, con alcune piccole aggiunte.


Quando sei in fasi orientate al bodybuilding, in offseason o in preparazione, senza una gara nei successivi 3–4 mesi, aggiungi semplicemente 1–2 singole a settimana sulle alzate principali dello sport di forza che hai scelto. Inizia alcune sessioni arrivando progressivamente a una singola nel range 5–8 RPE per mantenere la competenza tecnica.


Se le proporzioni dei tuoi arti, la tua altezza e la tua resilienza agli infortuni ti permettono di tollerare un volume più elevato sulle alzate principali senza problemi di recupero, puoi inserire direttamente le alzate principali o varianti molto simili nel tuo lavoro di ipertrofia:

  • Powerlifter: squat, panca piana e/o stacco da terra, oppure varianti molto simili, come squat high-bar, panca a presa stretta, RDL, nel range di 4–8 ripetizioni.
  • Weightlifter: front squat, OHP, clean pull e snatch-grip deadlift con eccentriche controllate nel range di 4–8 ripetizioni.
  • Strongman/woman: varianti di squat, varianti di OHP, stacchi da terra convenzionali e walking lunge, scegliendo ripetizioni più alte quando appropriato in base alle prove a cui vuoi che questi esercizi trasferiscano.


Tuttavia, se non sei adatto a sostenere lunghe fasi di ipertrofia con queste alzate impegnative, limitati alle singole sulle alzate principali e aspetta di trovarti a 3–4 mesi da una gara prima di spostarti verso un lavoro di forza più specifico.


A quel punto, passa al Sistema di Progressione per la Forza con alcune modifiche:


  • Mantieni il lavoro di ipertrofia per tutti i gruppi muscolari quando selezioni le alzate secondarie. Ad esempio, un bodybuilder powerlifter includerebbe comunque lavoro diretto per bicipiti, deltoidi medi/posteriori e polpacci; un bodybuilder sollevatore olimpico o strongman/woman includerebbe comunque lavoro per il petto.
  • La fase di volume può essere accorciata o saltata se hai già svolto lavoro di ipertrofia sulle alzate principali o su varianti ad alto trasferimento; in questo caso, inizia dalla fase di carico.
  • Se il tuo allenamento da bodybuilding include solo singole, probabilmente dovresti inserire una versione abbreviata della fase di volume che preveda più esercizi secondari con trasferimento alle tue alzate principali.


Fuori dalla preparazione, puoi eseguire la fase di picco così com’è scritta, poiché anche senza lavoro di ipertrofia, qualsiasi piccola perdita di dimensioni verrà recuperata rapidamente.


Tuttavia, se la gara di forza cade durante la preparazione, mantieni il volume delle alzate secondarie della fase di forza anche nella fase di picco, conservando lavoro di ipertrofia a basso volume per tutti i muscoli, poiché in preparazione sei più esposto alla perdita di massa muscolare. Probabilmente dovrai ridurre frequenza e volume delle singole e delle serie di back-off sulle alzate principali per rendere questo approccio compatibile con il recupero, dato che sei in dieta.


PER L'ATLETA DI FORZA CHE GAREGGIA NEL BODYBUILDING


Se gareggi principalmente negli sport di forza, ma occasionalmente partecipi a gare di bodybuilding dopo il processo di dieta per rientrare in una categoria di peso, il tuo allenamento di default dovrebbe essere il Sistema di Progressione per la Forza con piccole modifiche.


Come spiegato nella sezione Per il bodybuilder che gareggia negli sport di forza, nelle fasi di volume e nelle fasi di forza inserisci un po’ di lavoro di ipertrofia per tutti i gruppi muscolari, non solo per quelli che contribuiscono alle alzate di gara.


Quando non hai gare di forza pianificate nei prossimi 3–4 mesi e sei a dieta per una gara di bodybuilding, passa al Sistema di Progressione per l'Ipertrofia con l’aggiunta di diverse singole sulle alzate principali. Questo mantiene elevata la tua competenza tecnica, concentrando al tempo stesso la maggior parte dell’allenamento sull’ipertrofia. Anche in deficit calorico, spesso puoi ottenere crescita muscolare in alcuni gruppi muscolari con un livello di allenamento più basso, pur trovandoti in una fase di dieta.


PER IL VERO ATLETA IBRIDO


Se attribuisci la stessa importanza sia alle competizioni di forza sia alle gare di bodybuilding, il tuo approccio varierà in base all’evento che hai in programma.


Quando sei in offseason dal bodybuilding e stai competendo attivamente negli sport di forza, segui le raccomandazioni delineate nella sezione Per l’atleta di forza che gareggia nel bodybuilding.


Quando ti trovi a tre-sei mesi dall’inizio della preparazione per una gara di bodybuilding, e soprattutto se hai una gara di forza programmata durante la preparazione, passa alle raccomandazioni della sezione Per il bodybuilder che gareggia negli sport di forza. Questo ti permette di mantenere la forza dando priorità agli obiettivi legati al fisico e gestendo le richieste di recupero della dieta.


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BIBLIOGRAFIA


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